- RISTORANTE LA NEVIERA

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   ristorante la neviera

 
 


Sulla strada che da Chieti s’inoltra nell’Abruzzo montano alle falde della Maiella, su una delle tante colline che dal dorsale appenninico centrale si sciolgono in fertile pianura sulla sabbia dorata dell’Adriatico,
c’è Bucchianico: un piccolo centro agricolo, appollaiato a 371 m.s.m., che deve la sua nascita e crescita ad alcune polle di acqua,
risalente per capillarità dal sottosuolo arenario poggiato su compatto pacco argilloso profondo migliaia di metri.
Alcuni autori scrivono che l’origine si deve a gente di Buca, un piccolo centro marinaro adriatico, rifugiatisi quassù nel IX secolo, dopo cruenti attacchi dei Saraceni.
Ma è piuttosto una « leggenda ».




La vera storia, con molta più probabilità, sono proprio quelle polle di acqua, ancora oggi esistenti,
che invitarono stanchi viaggiatori ad alzare le prime costruzioni durature accanto alle capanne di miti pastori qui di stanza coi loro armenti,
interessati a rifornire l’importante antico centro di Teate a pochi chilometri e rifocillare all’inizio o al termine d’un viaggio, chi per affari o per altre motivazioni s’avventurava sulla strada Marrucina.
Alcune monete con iscrizioni romane del console Lucio Calpunio Pisone, vissuto nel 136 a.C.,
autorizzano a concedere che già a quei tempi quassù c’era qualcuno stabilmente.
Lo spettacolo è stupendo, per chi ha tempo di guardarsi intorno: ad est l’Adriatico con una lunga lingua di azzurro mare, a sud la Maiella coi suoi 2793 metri, ad ovest la catena degli Appennini Centrali,
e a nordovest il Gran Sasso che mostra la faccia della “bella addormentata” e i picchi innevati a 2914 metri.
In questo modesto Borgo, il 25 maggio del 1550, mentre sulla piazza « Capitan Giovanni de Lellis » stava preparando la parata militare per la “Sagra dei Banderesi”, nasce suo figlio Camillo.
Sarà solo ai 25 anni che si convertirà a Dio e fonderà la nuova Congregazione Religiosa con « Croce Rossa » sul petto, consacrata al servizio dei malati anche appestati, così come Mamma Camilla l’aveva sognato nel tempo di gestazione. Morì a Roma presso la Chiesa di S. Maria Maddalena il 14 luglio 1614.


Una festa popolare è la « Sagra dei Banderesi » che cerca di rivestirsi di nobiltà agganciandosi ad un fatto d’armi contro la vicina Chieti, fondendo storia, religione e fantasia popolare in una gioiosa festa dai mille colori.
Bucchianico ha dato i natali anche ad Angelo Camillo De Meis. Nato il 14 luglio 1817, morì a Bologna il 6 marzo 1891. E’ stato un patriota, filosofo, medico e un apprezzato politico italiano.
Due eminenti Uomini da Bucchianico per l’ambito della salute: un Santo “riformatore e precursore dell’umanizzazione nell’assistere il malato”, un Laico che “esercitò gratuitamente la professione di medico per gli esuli e gli emigrati italiani”.
«La Neviera» si trova sulla discesa verso la" Casa natale di San Camillo"
Una volta era l'angolo preferito dei ragazzi per i loro giochi. Secondo gli esperti della “Vita del Santo” si hanno ottime probabilità che San Camillo da ragazzo passava buona parte del suo tempo, giocando e dando spazio all'esplosivo carattere, che lo facevano ricordare anche a distanza di anni da Giuseppe di Santo Ferraro, come un ragazzo «poco fantastico con li compagni et spesso giocavano insieme et stavano allegramente... tutti quelli che l'havevano conosciuto giovane, dicendo dove è andata quella bizzarria, e superbia che haveva quando era giovane..».
Alquanto sfrenato se addirittura Giuseppe Venere attestò che da «giovane era giuocatore, e che perciò dalli suoi era discacciato dalla Casa, disamato, e questo è stato et è la verità».
Condotta poco esemplare confermata da un suo Religioso che ricordava di avere sentito direttamente dal Santo «mostrandomi due luoghi di detta Terra, che là soleva giocare essendo giovane, et che haveva dato mal essempio con perdita di tempo, et in detti luoghi faceva qualche volta alcuni sermoni spirituali domandando perdono a quelle genti con dire che per il passato gl'haveva scandalizzati, con donarli mal'esempij in giocare e con simili parole alzava gl'occhi al Cielo, dicendo Signore ti ringrazio, che da Tizzone d'inferno mi ha fatto diventare tuo Servo».(p.F.Ruffini)

 
 
 
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